HANNO SCRITTO...

Raccolta di recensioni, critiche, articoli, e...tutto quello
che è stato scritto in Italia su Michel Vaillant, sul suo creatore,
sugli attuali realizzatori e sulle nuove storie.

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LA NASCITA DI MICHEL VAILLANT

Il 22 febbraio 2021 Marco Di Geronimo scrive, sul sito www.fuoritraiettoria.com un bell'articolo che tratta della notizia, del tutto errata che da tempo circola in rete circa la nascita del personaggio creato da Jean Graton. Un apprezzabilissimo appoggio alla "nostra causa" per la diffusione della verità !


 

http://www.fuoritraiettoria.com

L’assurda fake news sulla nascita di Michel Vaillant  
   (articolo di Marco Di Geronimo)
 
Meraviglia del web:
esistono fake news pure su Michel Vaillant. Banalità delle banalità, il falso è sulla nascita. Mezzo Internet si è convinto che l’asso francese ha esordito in una storia breve intitolata Senza rancore. Ovviamente non è così. E qualcuno non ci sta.
È il 3 ottobre 1956. Esce il numero 40 di Tintin in Belgio. Tra le storie a fumetti, ce n’è una di Jean Graton, nella quale un meccanico italiano si ritrova tra le mani il volante di un’auto da corsa. Il centro della narrazione è un episodio di fair-play (come decine e decine ce ne saranno nella saga di Michel Vaillant), che dà per questo il nome alla storiella. L’albo di Tintin viene stampato, arriva in edicola, passa di mano in mano, e finisce sulla mensola di tutti i suoi lettori, ben pigiato tra i precedenti e quelli successivi. Niente di eccezionale. Stessa sorte per la storia, che per ragioni editoriali uscirà nell’edizione francese di Tintin soltanto qualche mese dopo (3 gennaio 1957).
Questo è. Non c’è altro. Soprattutto, non c’è Michel Vaillant. Il meccanico italiano, oltre a non essere francese, non è neanche il figlio di Henri Vaillant (si chiama Franco Moriani), né tantomeno guida una Vaillante. Il nostro francesino preferito – Pierre Gasly, perdonaci se puoi – nasce solo un mese dopo, il 7 febbraio 1957. L’unico punto di contatto è una certa somiglianza estetica tra i disegni dei due protagonisti. Certo, da tempo papà Graton si sbizzarriva a studiare i tratti del futuro personaggio, disegnandolo “sotto falso nome” in altre storie brevi. È un percorso comune a tutti i disegnatori. Non per questo qualcuno confonde Topolino e il coniglio Oswald. La storia giunge alle orecchie di Fuori Traiettoria grazie a Gianfranco Castellanawebmaster del fan-site italiano dei Vaillant.La circostanza non è delle più allegre. Jean Graton ci ha lasciato da pochi giorni e ci si sente, in fondo, anche per condividere quel granello di malinconia, di tristezza, sì diciamolo, finanche di dolore che colpisce gli appassionati, improvvisamente orfani del loro grande narratore. È pure occasione per condividere un fastidio momentaneo: «Dal canto mio sto cercando di far correggere tutti gli articoli nei quali viene dichiarato che la prima comparsa di Michel Vaillant è avvenuta nella storia breve “Senza rancore“… notizia assolutamente fantasiosa, purtroppo riportata da qualcuno su Wikipedia italiana».L’informazione stuzzica, c’è il tempo per un paio di click. Inutile dire che sulle Pagine dei Fan Italiani c’è un articolo ghiottissimo sull’argomento, una requisitoria piena di dati, date, vignette e numeri di Tintin che smonta pezzo per pezzo la fake news. Fa quasi strano dirlo eppure è roba vecchia, tipo la morte per overdose di Tonio Cartonio (che invece vive e lotta insieme a noi, nonostante sia stato vittima della prima fake news del Web quando Facebook muoveva ancora i suoi primi passi). L’errore è del 2017 e nonostante sia stato contestato e corretto più volte, ci sono cascati in parecchi. Tutto comincia per colpa di un articolo un po’ disinvolto nella verifica delle fonti. Le Pagine non lo citano – cavalleria d’altri tempi! – ma esiste davvero, l’abbiamo letto, e tuttora insiste a definire Sans racune storia d’esordio del grande campione. Vogliamo citarlo noi? No, non c’è bisogno: anche per noi ciò che conta è la verità editoriale, e non la gogna pubblica. Senza rancore. (Il più curioso, dopotutto, non ha che da ragionare un pochino: un modo banale per rintracciarlo c’è). Insomma, dicevamo, questo articolo dà il la al balletto folle. Una semplice somiglianza tra i due protagonisti tramuta una storia breve di Tintin nel numero zero di Michel Vaillant. L’informazione rimbalza su Wikipedia e da lì su parecchi altri articoli, perfino della stampa specializzata. Ormai la fake news è ovunque: tutti sanno che è falsa, ma tutti continuano a ripeterla. E pensare che la saga è stata ristampata interamente pochi anni fa, indicando correttamente Buon sangue non mente come storia di esordio del buon Michel! Ma insomma, non si può perdonare una svista? Il sosia di Michel Vaillant, Franco Moriani, non è in un certo senso egli stesso Michel Vaillant? No, perché ci somiglia meno di altri sosia precedenti. Nove mesi prima di Sans racune, riporta Castellana, si dà alle stampe Vainqueur pour abandone: protagonista un giovane pugile, identico a Michel. Tre anni e due mesi prima di Sans racune era stata la volta di un giocatore di hockey (La revanche de Terry). Mancano le automobili? Possiamo darvi anche le automobili. Sa premiere ronde, data alle stampe ben tre anni e quattro mesi prima di Sans racune (è il 1953): storia breve in cui Frans Gossellins, pilota (e non meccanico) che corre e vince una corsa fingendosi un collega. Senza giri di parole, definire Sans racune la prima storia di Michel Vaillant è falso, falso sotto tutti i punti di vistaIn primis, perché non c’è Michel. Dopodiché, perché di suoi sosia, Graton ne ha impiegati diversi in varie storie precedenti. E poi perché, se le biografie ufficiali del fumetto indicano come storia d’esordio Bon sang ne peut mentir (e altre quattro storie brevi subito successive), ci sarà un motivo, no? Anche perché non esiste Michel Vaillant senza la Vaillante, senza la Jonquiere, senza Steve Warson e tutto il suo universo. Cosa ci insegna questa storiella? Una verità banale: Wikipedia non è oro colato. Un articolo qualunque è bastato ad aggiungere una riga sbagliata, e quella riga ha tratto in inganno agenzie stampa, giornali autorevoli, blog seguitissimi, di tutto di più. Potreste obiettare che l’unica fonte (finora citata) di questo articolo è un altro articolo qualunque, pubblicato online. Peccato che si tratta di un articolo che si basa su fonti francesi, su tutti i fumetti citati, sulle biografie ufficiali dei personaggi e degli autori. Chi vuole verificare di persona, d’altronde, ha un metodo estremamente economico per farlo. Gli basta comprare il primo numero di Michel Vaillant pubblicato dalla Gazzetta dello Sport (QUI). E a pagina 48, appena prima proprio di Buon sangue non mente, troverà un riquadretto a firma Jean Graton. Ve lo riportiamo: «È la prima volta che ho disegnato Michel Vaillant, in un appartamento al settimo piano di Quai à la Houille. Senza studi né ricerche. Michel Vaillant era già nella mia matita, come i suoi familiari, coprotagonisti fin da questa prima storia». Sulla stessa pagina c’è la copertina del n. 47 del 1957 di Tintin, l’albo (dell’edizione belga) in cui fu stampata Bon sang ne peut pas mentir (era il 20 novembre 1957: stavolta era stata l’edizione francese a precedere la consorella, di circa nove mesi). Volendo ci si può anche lanciare nelle identiche ricerche che ha svolto Gianfranco Castellana. Ma di fronte alla voce dell’autore, direi che possiamo anche fermarci qui. E magari finirla di rilanciare una fake news che non rende onore al giornalismo italiano.
PS. Qualcuno corregga Wikipedia. 
N.d.W.: anche grazie a questo articolo, finalmente, il riferimento alla primissima apparizione di Michel Vaillant è stato corretto su Wikipedia italiana. 

PADDOCK: JEAN GRATON E MICHEL VAILLANT

Nel numero 248 del  febbraio/marzo 2021  la rivista "Paddock" pubblica due begli articoli sull'opera di Jean Graton e sull'avventura della Vaillante Rébellion alla 24 ore di Le Mans.




GRATON & VAILLANT
IL FUMETTO PIU’ VELOCE DEL MONDO
  di Carlo Baffi

È stato uno dei più grandi illustratori e fumettisti a livello mondiale. Parliamo di Jean Graton (10 agosto 1923 - 21 gennaio 2021). Una celebrità riconosciuta da tutti grazie alla sua più celebre creatura: Michel Vaillant. Un campione che corre da oltre 60 anni nelle più svariate categorie. Ha sfidato i più grandi fuoriclasse a partire dalla fine degli anni ’50 fino ad oggi. Con tutto rispetto non ci sono Clark, Graham Hill, Lauda, Prost, Senna, Schumacher e Loeb che tengano. Vaillant è un eroe di carta che poteva scaturire solo da una creatività geniale come quella di Graton. La sua giovinezza non fu certo rosea. Rimasto solo dovette affrontare la vita con le sue forze e 19enne trovò impiego presso i cantieri navali della sua città, Nantes, durante l’occupazione. A seguito dei bombardamenti l’attività dei cantieri di fermò e lui dovette sfollare. Intanto però la sua passione per le arti figurative cresceva, così come l’attrazione verso le automobili da corsa. La folgorazione era avvenuta nel 1937 quando aveva assistito alla “24 Ore di Le Mans” vinta dalla Bugatti numero due di colore blu della coppia Wimille-Benoist. Anni dopo Graton, quando creò la saga di Vaillant pensò al capostipite della famiglia, Henri Vaillant ispirandosi alla figura di Ettore Bugatti, e la Vaillante da corsa non poteva che essere blu. Dopo la guerra, Graton partì alla volta di Bruxelles dove poteva contare sui suoi parenti. Nella capitale belga si trovavano importanti editori che avevano calamitato l’interesse dei più illustri fumettisti. Graton iniziò così a mostrare le proprie tavole nelle varie redazioni ed arrivarono le prime commissioni di lavoro, come le “Le Belles Histoires de l’Oncle Paul” per la rivista “Spirou”. Una delle peculiarità di questo giovane disegnatore era la raffigurazione delle scene sportive, dinamiche e reali. Venne assunto da uno dei maggiori quotidiani belgi di lingua francofona “La Derniere Heure/ Le Sport”. Il caso volle che pure l’editore fosse appassionato di corse, dirigeva infatti il team automobilistico nazionale belga. Un colpo di fortuna che portò l’artista a frequentare le piste e stringere amicizia con alcuni piloti, tra cui Lucien Bianchi. Da quel momento prese corpo l’idea di realizzare un fumetto ambientato nel mondo delle corse. Fu il preludio alla nascita di Michel Vaillant, il cui debutto avvenne sulle pagine di un altro settimanale blasonato “Tintin” nel febbraio del ’57. Ma chi è Michel Vaillant? Ha circa trent’anni, alto dal fisico perfetto e con un sorriso accattivante. È il secondogenito di Henri, il titolare di un’azienda che costruisce vetture sportive. Suo fratello maggiore Jean-Pierre, ha appeso il casco al chiodo per dedicarsi alla progettazione dei modelli poi pilotati da Michel, attorno al quale ruotano le figure della moglie Françoise, di suo figlio Patrick e del suo miglior amico Steve Warson, un pilota statunitense di talento, che in origine era uno dei più accesi rivali di Vaillant. Le storie si dipanano tra le più prestigiose competizioni mondiali dove i circuiti sono riprodotti con precisione, spesso con viste panoramiche dall’alto con indicati i nomi delle curve. Senza contare le sequenze in soggettiva dall’abitacolo che permettono al lettore di calarsi ulteriormente nell’atmosfera della competizione. Uno stile con cui Graton è sempre riuscito a trasmettere un’adrenalina inconfondibile. Era in grado di visualizzare pure i rumori: dal rombo dei motori, allo stridio dei freni, fino al sibilo degli pneumatici. Un’altra caratteristica è il costante accostamento con la realtà nelle diverse epoche. Dai mezzi ai personaggi reali. Peter Collins, Fangio (n.d.w.: Fangio non comparve mai nelle storie di Michel Vaillant. A lui, comunque, Philippe Graton dedicò uno dei volumi della collana documentaristica Dossiers), Hawthorn, Bianchi e Behra furono i primi a figurare nelle tavole, seguiti poi da Surtees, Graham Hill, Stewart, Rindt, per arrivare ai piloti moderni. Gli stessi campioni ambivano a comparire nelle tavole di Graton, questo perché avevano letto Vaillant sin da ragazzi. Ne sono un esempio Prost, Alboreto, Alesi, Arnoux. Lo stesso Jackie Ickx gli chiese di voler sfidare Michel. La replica al belga fu: «Guarda che non vincerai spesso». La risposta fu eloquente: «Arrivare alle spalle di Vaillant, non è un disonore». In quel periodo Ickx era in forza alla Ferrari ed invitò Graton a Monza, dove potè assistere in diretta e dai box del Cavallino, al gran premio di F.1. Per riconoscenza, Graton modificò la sceneggiatura dell’episodio intitolato “Brivido a Monza” in cui fece trionfare l’amico Jacky. Da buon perfezionista, Graton amava documentarsi il più possibile fotografando tutto ciò che era presente sulle piste e nei box. Qui ebbe modo di conoscere di persona non solo i piloti, ma pure tecnici, meccanici, giornalisti e fotografi. Figure che finirono col popolare le sue storie. Ecco dunque apparire Ecclestone, Balestre, oppure cronisti del calibro di Gerard “Jabby” Crombac, o fotografi blasonati come Bernard Chaier ed il nostro Ercole Colombo. La presenza femminile è un altro elemento fisso. Le donne immortalate da Graton sono sempre molto seducenti, ma senza mai scadere nella volgarità. Tra queste troviamo Julie Wood, una bionda ed affascinante pilota motociclista le cui storie vennero pubblicate tra il 1976 ed il 1980 e che entrò a far parte nella galassia di Vaillant. Michel si trova spesso a fronteggiare nemici senza scrupoli. Primi fra tutti il team Leader, diretto da un personaggio misterioso e potentissimo, pronto ad usare qualunque mezzo pur di contrastare la scuderia francese. Storie ricche di colpi di scena ed in cui non mancano gli incidenti. Però malgrado le violente collisioni raffigurate, con piloti sbalzati fuori dall’abitacolo, o vetture avvolte dalle fiamme, Graton non fece mai morire nessuno. Steve Warson si fratturò le gambe e nel caso di Michel, la sua scomparsa apparve solo in un incubo vissuto dalla madre Elisabeth nell’albo “Il 13° è alla partenza”. Come detto sopra le vetture la fanno da padrone. Anche questa tematica è rigorosamente al pari coi suoi tempi. La prima Vaillante con la livrea blu (colore storicamente attribuito alle vetture da corsa francesi), risaliva al 1958. Poi seguendo l’evoluzione tecnica, si passò al motore posteriore, spuntarono gli alettoni e le prese d’aria sull’airscope, arrivarono le wing-car e così via fino alle monoposto dei nostri giorni. Stesso discorso per le auto a ruote coperte per le gare endurance ed i rally. Insomma un fumetto senza tempo e sempre d’attualità che negli anni ha garantito la crescita del gruppo di lavoro creato da Graton. Nel 1981 nacque la “Graton Editeur". In Italia, le avventure di Vaillant vennero dapprima pubblicate da Mondadori con i “Classici dell’Audacia” tra il 1965 ed il 1967. Poi nel ’68 apparvero sul “Corriere dei Piccoli”. E nel 2012, “La Gazzetta dello Sport”, ripubblicò l’intera collana distribuendola settimanalmente. Una leggenda inarrestabile che nel 2003 uscì nelle sale cinematografiche col film “Adrenalina Blu” sceneggiato da Luc Besson. Nell’ottobre del 2020, la “Graton Editeur” venne rilevata dalle “Editions Dupuis”, un popolare marchio belga in campo editoriale, che in passato aveva diffuso popolari personaggi dei cartoons, quali “Spirou”, “Lucky Luke” ed i “Puffi.” Tra gli ultimi soggetti, uscito in Italia nel novembre scorso col titolo “13 Giorni”, c’è il ritorno in Formula Uno di Vaillant, dopo essere caduto momentaneamente in disgrazia. Il francese è chiamato a sostituire in extremis Nico Hulkenberg sulla Renault ed ha pochissimi giorni per rimettersi in forma e giocarsi al meglio questa grande chance: vietato sfigurare nel Circus ormai dominato dalla Mercedes di Lewis Hamilton. Con la scomparsa di Graton, se n’è andato un talento unico nel suo genere, che però ci ha lasciato in eredità un mito indissolubile, quello di Michel Vaillant.

VAILLANTE ALIAS RÉBELLION
SFIDA A LE MANS
  di Massimo Campi

Le storie del famoso fumetto da corsa si sono spesso intrecciate con la 24 Ore di Le Mans. Nei primi decenni dell’attuale secolo sono state due le volte che Michel Vaillant è sceso in pista sul tracciato francese. Nel 2002 sono state iscritte due vetture alla 24 Ore per girare molte scene in pista del film “Adrenalina blu - La leggenda di Michel Vaillant” diretto da Louis-Pascal Couvelaire. La pellicola, sceneggiata da Luc Besson e Gilles Malençon, è liberamente tratta dal fumetto ed è stata interpretata da Sagamore Stévenin e Diane Kruger. Le sequenze di gara sono state eseguite dalla barchetta Lola B98/10, marchiata Vaillante, e dalla Panoz LMP1 Roadster S con i colori Leader, entrambe gestite dal Team DAMS, con gli equipaggi Emmanuel Clerico-Michel Neugarten-Philippe Gache e Perry McCarthy-Marc Duez-Jerome Policand, entrambe non vennero classificate. Diverso approccio quello del 2017, con la sponsorizzazione del Team Rébellion per pubblicizzare il sesto album della nuova serie del fumetto da corsa intitolato appositamente “Rébellion”. Il team partecipava all’intero campionato Endurance con due prototipi nella specifica livrea ed il nome di Vaillante-Rébellion. Nella saga a fumetti a Le Mans Michel Vaillante è al volante della vettura n° 13 che corre nella massima categoria dei prototipi (LMP1), mentre nella realtà la Vaillante-Rébellion è una LMP2. In gara ci sono due vetture, la numero 13, “feticcio” nella saga, e la 31. I piloti veri della Vaillante-Rébellion per Le Mans sono Nelson Piquet Jr., Mathias Beche e David Heinemeier Hansson sulla n°13 e Nico Prost, Bruno Senna e Julien Canal sulla n°31. Nella storia, assieme a Michel corre proprio Nicolas Prost già apparso nella saga. La 24 Ore di Le Mans 2017 vive sulla grande sfida tra le vetture top ibride e quelle della seconda classe. Le nuove LMP2 sono sempre più belle, sorelle in miniatura delle vetture top, ma con una tecnologia meccanica imposta e decisamente affidabile. Prima della gara si annuncia la sfida i top team della categoria, con la speranza di arrivare in fondo colmando il gap velocistico di quasi 10 secondi al giro delle LMP1 con il ritmo di gara costante. La speranza dei team principali, soprattutto delle Vaillante-Rébellion, è di arrivare nei primi cinque, magari approfittando di qualche debacle di una vettura ibrida. Gara con tempo ottimale Le Mans 2017 lascia poco spazio ad eventuali improvvisazioni e sviste causate dal maltempo con conseguenti incidenti come nelle passate edizioni. Ma come nei migliori film di azione una serie di imprevisti hanno ribaltato la situazione e le piccole LMP2 si sono ritrovate, la domenica mattina, a combattere per la testa della gara. La prima Toyota è ko, rimangono le altre due contro una sola Porsche competitiva, ma il destino è beffardo, ed anche l’altra vettura di Kamuy Kobayashi è KO con la frizione a pezzi. In testa rimane saldamente la Porsche 919 Hybrid n°1. Alle 11 della domenica mattina succede l’incredibile con la Porsche n°1 che si ferma mestamente a bordo pista con il motore ammutolito. Con l’altra Porsche attardata, passa al comando l’Oreca 07 Gibson di HoPin Tung, Oliver Jarvis e Thomas Laurent, seguita dalla Rébellion di Nelson Piquet Junior, David Heinemeier Hansson e Mathias Beche e dall’altra vettura della DC Jackie Chan Racing, la n.37, nelle mani di David Cheng, Tristan Gommendy e Alex Brundle. Improvvisamente la situazione si fa molto interessante, con Timo Bernard che spreme la Porsche n°2 a suon di giri record per conquistare la vetta. La 919 Hybrid viaggia dieci secondi al giro più veloce ed a meno di un’ora dalla fine ripassa al comando. La bandiera a scacchi sancisce il risultato, prima la Porsche, seguita dalla LMP2 del Team Jackie Chan e dalla Rébellion-Vaillante n°13 sul terzo gradino del podio, ma dopo, durante le verifiche tecniche arriva la delusione con la squalifica della Rebellion per aver utilizzato, nel finale di corsa, una carrozzeria diversa da quella omologata
(n.d.w.: la carrozzeria era stata inopinatamente "modificata", con un semplice foro di un paio di centimetri, per risolvere un problema di accensione durante i pit stop...)


LA PRESENTAZIONE DELLA NUOVA  BMW M6 GT- VAILLANTE
Il 10 aprile 2021  il sito motorsport.com presenta la BMW M6 GT3 con la livrea omaggio a Michel Vaillant ed al suo creatore Jean Graton.



https://it.motorsport.com
 
GTWC: c'è Michel Vaillant nella livrea Boutsen Ginion Racing
  di Francesco Corghi
 
Bellissimo omaggio del team belga a Jean Graton, creatore del celebre personaggio dei fumetti, che ci ha lasciato ad inizio anno. La BMW #10 di Ojjeh-Klingmann-Liebhauser sarà marchiata dalla scritta 'Wroooarrr' e dai colori del pilota francese, che viene riportato sul tetto. Ancora una volta la Boutsen Ginion Racing sceglie una livrea particolare per prendere parte al GT World Challenge Europe. La squadra belga sarà presente in Endurance Cup per i cinque round del 2021 con la sua BMW M6 GT3 nelle mani di Karim Ojjeh, Jens Klingmann e Jens Liebhauser. Per questa stagione, la cosiddetta 'art car' avrà una colorazione ispirata a Michel Vaillant, celebre personaggio dei fumetti ideato dal mitico Jean Graton, scomparso all'età di 97 anni ad inizio 2021. La BMW #10 sarà rosso-bianco-azzurra, ossia le tonalità di Vaillant, e riporterà la scritta 'Wroooarrr' sulla fiancata, mentre sul tettuccio appare lo stesso pilota francese con la frase "No, Michel non si arrende! Anzi!..." L'omaggio non sarà solo a Graton, ma anche al collezionista di vetture Jean Blaton, venuto a mancare lo scorso dicembre a 91 anni e al quale il capo squadra Thierry Boutsen era legato. Dopo l'a recente apparizione sulle carrozzerie della Rebellion alla 24 ore di Le Mans, ecco quindi un altro tributo a Michel Vaillant, che idealmente continua a poter correre nella realtà proprio come faceva  negli albi di Graton. Che nelle case degli appassionati di motori non dovrebbero mai mancare !


UNA RECENSIONE DI "DUELLI"
Il  7 agosto 2021  sul blog "Che cosa sono le nuvole" (http:////lucalorenzon.blogspot.com/), Luca Lorenzon pubblica una recensione di "Duelli", il 9° album della Nuova Stagione di Michel Vaillant (il 79° dell'intera saga).

Che cosa sono le nuvole
lucalorenzon.blogspot.com
 
Michel Vaillant Seconda Stagione 9:  Duelli
di Luca Lorenzon

 
La rediviva scuderia Vaillante partecipa al World Rally Championship, ma la preparazione dei piloti e dei navigatori è turbata dalla fame di successo di Daniel Farid, secondo della squadra dopo Michel che non vuole assolutamente rimanere tale e lo sfida apertamente. Con Michel e Daniel sembra che Lapière abbia voluto contrapporre un vecchio mondo delle corse (e non solo delle corse, forse) a quello moderno, visto che Daniel è fanatico dei selfie ed è estremamente social. Nel mentre la causa contro la Vaillante intentata chissà quanti numeri fa da Dasz si risolve a favore dei nostri eroi, ma purtroppo la lieta novella dà quasi il colpo di grazia al cuore già provato del capostipite Vaillant. Duelli si sviluppa con la solita fisiologica attenzione ai tempi dei piloti e alle descrizioni delle condizioni delle piste (da quelle ghiacciate a quelle riarse), per me è quasi arabo ma devo dire che alla fine si fa l’orecchio ai termini tecnici e la trovata meteorologica finale fa salire la suspense. Nel corso delle varie tappe del WRC Michel perde il suo copilota (ispirato a una donna realmente esistente, come evinciamo dai ringraziamenti) (n.d.w.: il personaggio è ispirato, nei soli lineamenti, all'attrice francese Deborah François ...come spiegato nello speciale sul nostro sito ;-)) e a sostituirla arriva nientemeno che Steve Warson, ben contento di abbandonare i suoi asfissianti impegni politici per tornare a correre. Questo ultimate Warson un po’ new age aiuterà anche Michel a superare il trauma della perdita del fratello. Alla fine tutto si risolverà per il meglio, con tanto di un paio di colpi di scena ben piazzati. E potrebbe essere risolto definitivamente, visto che dopo anni e anni di stretta continuity arriviamo finalmente a un punto fermo – ma è ovvio che la saga continuerà. Resto comunque dell’idea che delle uscite più ravvicinate avrebbero reso più godibile questa Seconda Stagione, tanto più che molte tavole sono risolte con panoramiche e dettagli delle automobili in gara, senza dialoghi e senza che la trama si sviluppi in maniera che non sia descritta poi con i dialoghi. È anche questo il bello di Michel Vaillant, ovviamente, ma così la lettura (per chi non sta lì a rimirarsi i vari modelli di auto, almeno) è un po’ più veloce di quella di un albo “normale”. In questo episodio i disegni mi hanno convinto un po’ meno del solito. Non parlo di quelli di Benjamin Benéteau che come al solito ha curato i veicoli, ma di Vincent Dutreuil che ha inchiostrato le figure umane senza modulare molto il tratto, così che a volte possono risultare un po’ statiche o freddine, quindi anche i pochi spunti umoristici (Michel che se la ridacchia sotto i baffi perché il padre deve fare cyclette) perdono forza. Nulla di grave, comunque, e questo nono episodio è molto godibile a livello grafico, anche grazie ai colori di Antoine Lapasset.

UN RACCONTO ONLINE CHE CITA MICHEL VAILLANT

Il  18 gennaio 2022  il quotidiano online "Il torinese" (https://iltorinese.it) pubblica un breve racconto a firme Marco Travaglini intitolato "Il rombo del trattore di Laura". L'incipit cita Michel Vaillant, uno degli idoli della giovane protagonista della divertente storia di cui riportiamo l'inizio.


Il rombo del trattore di Laura
 
di Marco Travaglini

Sul comodino il “Corriere dei Piccoli”. Non uno qualsiasi, ma il numero 31 del millenovecentosessantotto, quello che “celebrava” Michel Vaillant con un poster a colori allegato alla rivista. E sopra, a fianco della spalliera del letto, la foto ingrandita del “Drago di Cavarzere”, il grande Sandro Munari che, a bordo della sua Lancia Stratos HF, si era appena aggiudicato la coppia Fia per piloti, la massima competizione mondiale per auto da rally. Un’impresa da brivido e un vanto nazionale, visto che era il primo italiano a mettere le mani su quel trofeo. L’asso francese delle quattro ruote, frutto dell’immaginazione e della penna di Jean Graton, e il pilota veneto che stracciava tutti sulle strade ghiacciate di Montecarlo; non era una stranezza, per una ragazzina di 14 anni? Non che disdegnasse, da piccola, le bambole, ma era incredibilmente attratta dai motori. Aveva persino pasticciato più volte (rivelando una certa qual competenza) attorno al suo motorino e avrebbe dato chissà cosa per poter guidare uno di quei bolidi. Nei paesi francofoni andavano matti per quell’eroe di carta, il pilota più veloce di tutti i tempi, capace di mettere il muso della sua “Vaillante” davanti a quello delle altre auto alla 24 ore di Le Mans. Più affascinante di Jacky Ickx, simpatico come Mario Andretti, estroverso come Clay Ragazzoni, metodico come Niki Lauda. E lei, divorandone il fumetto, sognava ad occhi aperti di scendere in pista con la tuta e il casco integrale, infilandosi nello stretto abitacolo della monoposto e sfrecciare via contro vento. Una ragazza in gamba, Laura. Sveglia, simpatica e piena d’entusiasmo. ...........

(il seguito sul sito de "Il torinese" cliccando qui).

UNA CLASSIFICA  DI FILM SULLE CORSE
Il  17 aprile 2022  il sito www.f1world.it pubblica un articolo che parla dei 5 (6) migliori film sulle corse automobilistiche mai usciti nelle sale. tenuto conto della "soggettibilità" delle scelte fatte (...a solo titolo di esempio: manca una "pietra miliare" come "Le 24 ore di Le Mans" con Steve McQueen) tra le milgiori produzioni viene citato anche "Michel Vaillant" (o se preferite Adrenalina Blu - La leggenda di Michel Vaillant"). Ecco un estratto dell'articolo...

Motorsport al cinema: la top 5 dei migliori film sulle corse
Non solo Formula 1, ma anche Indycar e Le Mans. Abbiamo selezionato le migliori pellicole.
Con una menzione d’onore finale

di Eleonora Ottonello

Sembrano essere due mondi che vanno in netta antitesi, ma il cinema e il motorsport sono più uniti di quanto si possa pensare. Infatti i migliori film dedicati all'automobilismo sportivo non sono stati pochi. Non solo Formula 1, ma anche Indycar e Le Mans. Abbiamo selezionato per voi quelli che, per noi, sono i migliori cinque film usciti sul mondo del Motorsport. Con una menzione speciale alla fine. Ma in questo caso vi faccio una premessa: non dovete essere deboli di cuore. Nel corso degli ultimi cinquant’anni, il mondo delle corse automobilistiche ha affascinato parecchi registi di Hollywood. Il mondo del cinema si è occupato parecchie volte del mondo dei motori, con film più o meno riusciti. In un certo senso permettendo al Motorsport di farsi conoscere al grande pubblico. Anche a quella fetta di amanti della macchina da cinepresa che all’odore della benzina e alle quattro ruote non si erano mai avvicinati.
GRAND PRIX (1966)
   (...omissis....)
SENNA (2010)
   (...omissis....)
RUSH (2013)
   (...omissis....)

ADRENALINA BLU (2003) 
Un mix tra film di azione e sul mondo delle corse, Adrenalina Blu narra le vicende di Michel Vaillant, campione incontrastato dei circuiti automobilistici di tutto il mondo, con l’obiettivo finale che porta il nome di 24 Ore di Le Mans. La storia, in questo caso, parte molto più lontano che dall’asfalto, da un rally artico. Durante la leggendaria corsa di durata, la scuderia del pilota francese deve battersi contro la scuderia Leader, capeggiata da Ruth Wong, che con Vaillant ha qualche conto in sospeso. Tra i punti forti del film sicuramente c’è la fotografia: le scene della 24 Ore di Le Mans, vennero girate per davvero durante l’edizione del 2002 della gara. La produzione iscrisse due auto, che hanno regolarmente partecipato alla corsa, proprio per effettuare le riprese. La trama tradizionale e classica in un certo senso riprende il tema tanto caro ai film di animazione, la contrapposizione dell’eterna lotta tra bene e male (la scuderia onesta e solidale di Vaillant, mentre quella di Ruth Wong è cinica e priva di valori). La mancanza di colpi di scena e la presenza di cliché d’ordinanza (accoppiata donne – motori) non fa di Adrenalina Blu un capolavoro cinematografico. Non ha mai preteso nemmeno di esserlo. È una pellicola carina da vedere se si è disposti a non guardarlo con eccessivo occhio tecnico.


GIORNI DI TUONO (1990)   (...omissis....)
ATTRAVERSO I MIEI OCCHI (2019)
   (...omissis....)

(il seguito sul sito F1Word.it cliccando qui).


UNA RECENSIONE DI "PIKES PEAK"
Il  28 maggio 2022  sul blog "Che cosa sono le nuvole" (http:////lucalorenzon.blogspot.com/), Luca Lorenzon pubblica una recensione di "Pikes Peaki", il 10° album della Nuova Stagione di Michel Vaillant (L'80° dell'intera saga).


Che cosa sono le nuvole

lucalorenzon.blogspot.com
 
Michel Vaillant Seconda Stagione 10: Pikes Peak
di Luca Lorenzon

 
Questo decimo volume della Nuova Stagione di Michel Vaillant è probabilmente il migliore, anche in virtù del fatto che è autoconclusivo pur essendo inserito nella continuity della saga. Mentre Françoise è a Macao per concludere un accordo commerciale, gli strateghi della Vaillante pianificano di ridare lustro alla scuderia partecipando all’unica corsa che non abbia ancora vinto, perché non vi ha mai partecipato: quella di Pikes Peak che si svolge negli Stati Uniti tra tornanti micidiali e altitudini vertiginose. Michel parteciperà con la X-Pikes, una vettura dedicata al fratello deceduto che ricorda la sua identità di pilota mascherato. Le prove nel tragitto sono assai pericolose perché non ci sono transenne a delimitare i bordi delle strade, e oltre ci sono burroni a strapiombo; e questo non è tutto: a mettersi contro Michel Vaillant ci sono anche fastidiosi imprevisti e l’ostracismo del rivale Bob Cramer (forse un po’ macchiettistico) e un po’ di tutto l’ambiente yankee. Questo offre il destro per alcune gustose scenette sulla differenza tra Stati Uniti ed Europa. Pikes Peak si legge tutto d’un fiato, per l’incalzante ritmo della vicenda ma anche a causa della velocità insita nella struttura della serie che presenta poche vignette per tavola, e spesso si abbandona a panoramiche o a sequenze mute all’interno degli abitacoli. Benéteau e Dutreuil fanno un ulteriore passo avanti e con il loro stile sintetico riescono a rendere i personaggi estremamente espressivi e a offrire a ognuno un proprio volto personalizzato e identificabile, probabilmente essendosi ispirati a persone reali. Sui veicoli non mi pronuncio ma non ho dubbi sul fatto che siano il top a disegnarli. Unica pecca: dopo aver sfogliato il terzo episodio mi è sembrato che la loro interpretazione di Carole non fosse troppo rispettosa di quella di Bourgne. Ma mi sono anche accorto che i colori di Antoine Lapasset sono molto migliori rispetto a quelli dei primi volumi. Pur essendo godibile a se stante (mutatis mutandis, un corrispettivo de L’uomo dalla stella d’argento nella saga di Blueberry), Pikes Peak è impregnato della continuity della saga e oltre a sviluppare qualche situazione precedente ne introduce probabilmente altre: Steve Warson tornerà a correre e le sue dichiarazioni di abbandonare la politica verranno rese pubbliche? Le minacce di Bob Cramer si concretizzeranno? Il crampo di Françoise è il sintomo di una malattia?
Dopo sette anni a 16,90 euro la collana subisce un aumento di prezzo che adesso sale a 18,90.



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