L'INTERVISTA DI "FUMO DI CHINA" A JEAN GRATON 

(pag. 1 di 1)    

 

Nell' ottobre del 1987 Fumo di China ha pubblicato una lunga intervista a Jean Graton. Anche se sono passati molti anni questa testimonianza è ancora interessantissima: come conoscere meglio il maestro se non dal racconto fatto dalle sue stesse parole ? Gli inizi come "meccanico aggiustatore"  durante la guerra, l'approccio al mondo dei fumetti, i primi lavori, i primi editori, i colleghi, la nascita di Michel Vaillant, la tecnica, i rapporti con il mondo delle corse, ecc. La parte finale è certamente ormai datata (ma non meno interessante) in quanto si parla dei progetti per la celebrazione dei trent' anni di Michel e della creazione del cartone animato. Credo che per il resto sia una grande testimonianza della vita dell' autore che appassionerà senz'altro, ancora, tutti i fan italiani.    

 

  FUMO DI CHINA INTERVISTA JEAN GRATON

a cura di Marina Chiossi, Spir., Alessandro Pastore  

 

La copertina del n° 3 di Fumo di China dell'ottobre 1987 nel quale è stata pubblicata l'intervista.

F.d.C. – Cominciamo, come vuole la prassi, con i dati anagrafici, gli studi, ecc. …

J.G. – Sono nato nel 1923. Quando ero giovane, non disegnavo e non volevo fare fumetto. Adesso quando un giovane ha 17/18 anni, se sa un po’ disegnare dice << voglio fare fumetto ! >>. Si sbaglia perché il cammino è lungo, si ? Ma noi non ci pensavamo. D'altronde quando sono arrivato in Belgio e ho cominciato a far fumetto, non pensavo che ne avrei fatto il mio lavoro.

F.d.C. – E come è accaduto ?

J.G. – Io sono di Nantes, in Bretagna (tutti, anche i giornalisti francesi, pensano che io sia belga) e sono rimasto là fino al ’46, dopo la guerra e per non dover partire per la Germania sono andato in fabbrica (il mio vero mestiere è meccanico aggiustatore): purtroppo avevo orrore della meccanica. Lo feci perché all’ epoca era l’ unico modo per non partire per la Germania a lavorare. E quando la guerra finì, lasciai l' ”aggiustaggio”, ho fatto della decorazione pirografica su legno, dei souvenir bretoni, ma rapidamente ho capito che dovevo tentare qualcos’ altro. Visto che disegnavo un po’, ho pensato di “lanciarmi” nel disegno, ma non era possibile farlo a Nantes, che era una piccola città. Dovetti scegliere, ed optai per una capitale: la scelta era quindi obbligata tra Parigi e Bruxelles. Siccome a Parigi non conoscevo nessuno, mentre a Bruxelles c’ era mia nonna. Ho scelto ovviamente quest’ ultima. Arrivato là, mi hanno accettato in famiglia e questo mi ha molto aiutato. Tra il ’46 e il ’47 feci della pubblicità andando da agenzia ad agenzia, come ogni giovane disegnatore, per pochi soldi.  

Poi ebbi la fortuna di entrare in un giornale sportivo (nel ’48) LES SPORTS, che era un giornale con una redazione giovane, che aveva un servizio di pubblicità, di cui una parte era realizzata con illustrazioni. Così sono entrato nella stampa e ho imparato il mestiere velocemente, ma facevo sempre e solo pubblicità, piccoli disegni, illustrazioni, caricature. E poi, un giorno, volendo guadagnare di più, andai a rivolgermi ad un’ altra agenzia di pubblicità. Sono arrivato un venerdì 13 alla “WORLD PRESS” che in realtà era l’ ufficio disegni di SPIROU ed il signore che mi accolse era JEAN MICHEL CHARLIER, che vide i miei disegni e mi chiese: <<il fumetto l’ interesserebbe ?>>. Non lo sapevo. Erano 4 anni che ero là e non sapevo che esistesse il fumetto in Belgio. Io mi occupavo unicamente di pubblicità. Mi fece entrare in un ufficio vicino dove c’erano VICTOR HUBINON, EDDIE PAAPE e i due fratelli ATTANASIO. Cominciai subito inchiostrando i disegni di Hubinon e credo che, circa un mese dopo, ricevetti il mio primo ONCLE PAUL. Si tratta di storie auto-conclusive che appaiono ancora oggi.  

F.d.C.: - Che periodo era ?

J.G.: - Riguardavano personaggi celebri, avvenimenti di attualità ...un po’ di tutto. Credo che la mia prima storia sia stata sull’ eroe di Budapest. Ricordo che facevo molto bene Oncle Paul e che non mi preoccupavo dell’ avvenire. All’epoca eravamo un gruppo di giovani disegnatori a cui piaceva lavorare perché era un buon ambiente. E poi si aveva il grande vantaggio di guadagnare, imparando a disegnare. Perché per il disegno occorre lavorare e lavorare, perfezionarsi. I giovani d’oggi, invece, devono presentare cose già valide commercialmente prima di toccare un solo franco.

F.d.C.: - E questo è molto difficile…

J.G.: - Allora si imparava guadagnando e non ci si  preoccupava di sapere quanto si guadagnava: oggi è noto che si può guadagnare denaro col fumetto, allora no (a parte Hergè, naturalmente). Hubinon guadagnava bene, era celibe e calcolava il ricavato di una tavola in equivalenti boccali di birra… Il compenso era molto differente tra l’ uno e l’ altro. E poi nel ’53 quando eravamo in molti a realizzare Oncle Paul, Dupuis disse basta. Le avventure in più furono immagazzinate e la produzione sospesa per un po’. Era indisponente, perché non si guadagnava più e noi, naturalmente, spendevamo tutto via via. Allora mi son detto, vado di fronte, da TINTIN, (allora un disegnatore di  Spirou era sempre buono da prendere) dove mi diedero una storia completa da fare. Non ricordo cosa fosse, ma la stessa settimana in Spirou ed in Tintin c’ era un racconto completo mio. Non andava bene. Ovviamente, e mi imposero di  scegliere tra i due. Io preferii stare con LOMBARD (cioè Tintin) perché là realizzavo anche le sceneggiature. Erano storie complete di qualche pagina, tipo gli Oncle Paul, si chiamavano “Storie vere”. Feci molte storie sportive, automobilistiche, di ciclisti, ecc. Moltissime, e 7 di queste storie sono uscite in un piccolo album che si chiamava “Ça c’est  du sport” il mio primo album, che uscì solo in Belgio e che forse ripubblicherò perché sto recuperando i diritti (nota d.w.: è uscito nel 2002). All’epoca andò molto bene, si tratta di 7 storie di sport diversi, che sono un ottimo souvenir per i giovani dell’ epoca. Visto che era andato abbastanza bene il redattore capo di Tintin mi chiese di sottoporgli una storia. Così cominciai a dover scegliere come ambientare le mie prime storie a puntate: naturalmente scelsi l’ ambiente che conoscevo meglio, la corsa automobilistica.   

F.d.C.: - Come mai ?

J.G.: - Ci sono molte ragioni: mio padre, che era un motociclista accanito, mi metteva sul serbatoio della moto che non avevo neanche un anno. Nella regione si organizzavano delle corse ed io, ancora piccolissimo, frequentavo quest’ ambiente. Ricordo che la mia infanzia si svolse così, che l’ odore della mia giovinezza era quello dell’ olio che, all’ epoca, mettevano nei motori. Oltre a questo tutti gli anni andavo a vedere le corse di LE MANS. Arrivando poi a Les Sports il padrone era un concorrente di Le Mans ed aveva addirittura fondato la scuderia nazionale belga. Così assistevo alle corse qualche volta partecipando all’ organizzazione. Andai anche a fare le segnalazioni al primo anno di Lausanne, come amatore (nota d.w.: forse la traduzione esatta era «Mulsanne» ?). Per questo ho scelto un pilota da corsa: perché conoscevo bene l’ambiente. D’altro canto non potevo fare il western perché non disegno bene i cavalli, la marina non la conoscevo … 

F.d.C.: - Ma la macchina, la Vaillante, è frutto di fantasia o viene da un modello reale ?

J.G.: - Scegliendo il personaggio decisi per un pilota da corsa. Occorreva un nome che potesse stare alla pari con quello degli eroi dell’ epoca, che avevano nomi “prestigiosi”, senza macchia, non come adesso. All’epoca il nome VAILLANT ha prodotto Vaillante. Mi chiedono spesso a quale auto mi sono ispirato: ho creato le auto secondo i miei gusti, le mie preferenze. E’ evidente che non potevano sembrare auto americane, ed anzi erano quasi sempre di ispirazione italiana. Penso che delle auto che vedevo, trattenevo i particolari che mi piacevano di più. Ciò non toglie che le Vaillante erano “inedite”, erano auto molto “personalizzate”.

F.d.C.: -  All’ epoca era un sacco di lavoro: faceva tutto da solo ?

J.G.: - Si, disegnavo tutto io, mentre mia moglie si occupava dei colori. Questo per i primi 10 albi, poi le auto sono diventate sempre più “difficili”, si è aggiunta la pubblicità. Ecc. … Così ho preso dei collaboratori perché non riuscivo a far tutto da solo. Ma nelle auto che disegnavo allora mettevo molta più passione, perché all’ epoca erano tutte diverse tra loro. Adesso, invece, sembrano tutte uguali. Oggi bisogna disegnare delle Vaillante simili alle altre auto perché i coefficienti aerodinamici (il famoso Cx) impongono una certa struttura. Oggi si può dire che le vetture non hanno più “personalità”.

F.d.C.: - Come nasce il tipo di storia di MICHEL VAILLANT ?

J.G.: -  Quando lo proposi al direttore capo mi disse <<O.K. fai un pilota, ma dopo due storie cosa gli farai fare ?>> ed io risposi: <<Vedremo!>>. Così ho prodotto 5 storie complete di quattro pagine l’ una, per saggiare il successo del personaggio. Fu ben accolto e allora cominciai “LA GRANDE SFIDA”.

F.d.C.: - Queste prime storie sono state pubblicate in volume ?

J.G.: - No, sono state riprese nello “SPECIALE VENT’ANNI”.

F.d.C.: - Il disegno di M.V. ha subito. Nel tempo, una certa evoluzione grafica: i personaggi sono diventati più duri come tratto, più spigolosi; com’ è avvenuto il passaggio tra il vecchio ed il nuovo stile? Normalmente accade l’ inverso …

J.G.: - E’ una buona osservazione. All’ inizio, quando disegnavo Vaillant, non ero molto sicuro di me. Il tratto era incerto, più morbido, anche con errori; per questo sembrava molto giovane. Poi col passare degli anni, il tratto acquista sicurezza, si è più padroni di sé tecnicamente e si ha meno paura di sbagliare. Il segno deciso aggiunge virilità, penso che Vaillant sia invecchiato dai 15 ai 30 anni rispetto ad allora: ora ne ha circa 35.

F.d.C.: - Quali aiutanti ha avuto sino ad allora ?

J.G.: - Il primo è stato CHRISTIAN DENAYER. Arrivò dopo il 12° albo, “IL PILOTA N° 8” (nota d.w.: sicuramente la traduzione esatta era « Arrivò dopo l' 8° album, "Il pilota n° 8"»). E’ un abile disegnatore, infatti da tempo si è messo in proprio. Poi ho avuto LIPPENS (per vent’ anni) che si occupa degli sfondi e qualche volta anche di qualche personaggio. E’ un poeta che disegna bene soprattutto quello che gli piace trascurando il resto e a volte fa qualche errore. Per le auto ho avuto molti aiutanti, dopo Denayer, DANIEL BOUCHEZ, che faceva auto molto graziose, ma non amava la posizione di dipendente, così è rientrato nella stamperia in cui lavorava già prima. Dopo ho avuto CLOVIS che ha fatto molta pubblicità e quindi guadagnava bene. Non ho potuto permettermi di tenerlo. Ora ho un parigino, GUILLAUME LOPEZ, che si difende molto bene. Per molto tempo abbiamo lavorato nel mio studio a Bruxelles: in 6 facevamo fino a 5 storie all’anno. Era il periodo delle Edizioni KORALLE, per la Germania; 3 Vaillant e 2 JULIE WOOD. Era un modo di agire stupido perché a fine anno ci restavano pochissimi soldi (perché il fisco ci “rastrellava” tutto il di più). Poi SCOTT, l’americano che disegnava molto Julie Wood, è rientrato negli U.S.A. perché era andato a monte il suo matrimonio in Belgio. A questo punto Lippens ha avuto la possibilità di comprare una casa nei pressi di Bordeaux e si è stabilito là. Io mi sono stabilito qui, sulla Costa Azzurra …così adesso lavoro tra qui e Bruxelles, Lippens (sfondi) lavora vicino a Bordeaux, le auto sono fatte a Parigi ed i colori a Bruxelles da uno spagnolo che non ha telefono (JUAN CASTILLA). Il lavoro viaggia per corriere, ed il sistema funziona bene.

F.d.C.: - Quando è nata Julie Wood ?

J.G.: - Quando ho lasciato Lombard, nel ’75. Erano già 6 anni che l’ avevo proposta a DARGAUD, che si era dichiarato d’ accordo, poi, al momento di rinnovare il mio contratto con Lombard questi, tramite ERIC LEBLANC, mi propose di darla a lui dichiarandosi fiducioso della riuscita del personaggio e promettendomi anche un certo lancio pubblicitario, così mi convinse. Poi, dopo la firma del contratto, Leblanc mi disse che la situazione era cambiata … e quindi Julie Wood fu subito bloccata. Sei anni dopo esatti, quando il contratto scadde, potendone disporre lo proposi a Dargaud che la pubblicò subito. Ci sono stati 7 album e dopo, quando l’ americano è partito, abbiamo dovuto smettere e Julie è confluita in Vaillant.

F.d.C.: - A proposito di Julie Wood: come mai ha creato un personaggio femminile, e come mai in moto ?

J.G.: - Per due ragioni: sono cresciuto nell’ ambiente delle moto – a 12 anni come premio per il diploma ricevetti un ciclomotore (mentre io volevo una bici da corsa) del quale ero molto scocciato, anche perché dovevo mettermi il casco e con la mia faccia tonda non ero molto bello. In più gli amici con la bici da corsa andavano più veloci di me. Era utile solo per andare dietro alle ragazze - …avevo voglia di disegnare delle moto perché le ho sempre amate, in più invecchiando mi è venuta voglia di disegnare una ragazza. In Vaillant c’ erano sì personaggi femminili ma, soprattutto all’ inizio, erano molto “seri”. Non potevo disegnare le ragazze come avrei voluto … nel consiglio di redazione di Tintin, c’era il Superiore di un collegio, un prete. Sono comunque stato il primo di Tintin a inserire donne nelle storie: in generale i personaggi del giornale non avevano famiglia. Vaillant, invece, aveva padre, madre, un fratello … Agnese, che arriva sin dall’ inizio, era destinata a lui, ma poi mi dissi che non potevo farlo sposare così presto, così la sposai a suo fratello. In seguito ne sono arrivate altre (vedi “IL RALLY DELLA PAURA) e lui addirittura corre un rally con la sua fidanzata, FRANCOISE e in piena notte, in Portogallo, si rompe il motore…

F.d.C.: - Si immagina facilmente cosa hanno fatto ...

J.G.: - Questo è l’ inizio, poi ci sono stati IVO E GABRIELLE, poi STEVE e JULIE …

F.d.C.: - Prima di Julie è entrato nella Vaillante il fratello …

J.G.: - INDY è arrivato nella prima avventura di Julie, ho messo il fratello per introdurre lei. Adesso non posso parlare del fratello, perché non è possibile fare apparire contemporaneamente tutti i personaggi.

F.d.C.: - Con quale avventura di M.V. ha lasciato Tintin ?

J.G.: - Con “I GIOVANI LUPI”.    

F.d.C.: - Quanto vende, più o meno, Michel Vaillant ?

J.G.: - Forniamo 60.000 copie al distributore francese; queste vengono distribuite in Francia, Svizzera e Canada. In Belgio vende circa 18.000 copie, che è buono, rispetto a quello che si vende in Francia. Non sono grandi tirature; attenzione: quando dico 60.000 copie in Francia, in realtà sono solo 45.000 vendute, le altre vanno via negli anni seguenti. Tra quelli di cui detengo i diritti, due titoli sono stati ristampati: “PARIS-DAKAR”, perché tutti gli anni con la corsa riparte la domanda, e “APPUNTAMENTO A MACAO”.

F.d.C.: - Lombard aveva tirature più elevate ?

J.G.: - No (non lo so) …Il problema delle tirature me lo pongo adesso che sono editore, ma non so quanto stampasse Lombard. Mi mandavano degli estratti conto, ma non ho mai controllato a cosa corrispondevano.

F.d.C.: - Davvero non sapeva quanto stampavano ?

J.G.: - No, davano un minimo garantito, credo … ma la maggior parte dei disegnatori è interessata a ricevere l’ anticipo e a vedere il totale. Ci dicevano sempre di controllare i rendiconti, ma erano così complicati che non riuscivo a verificarli.

F.d.C.: - Come mai ha lasciato Dargaud per NOVEDI’ ?

J.G.: - Prima ho lasciato Lombard perché mi aveva “fregato un po’” e avevo avuto un’ offerta da Dargaud molto interessante. In realtà ne avevo due, una anche di Koralle, che però era nettamente inferiore. Lombard voleva che gli dicessi da dove venivano le offerte, io risposi con le cifre e allora lui cercò di bloccarmi: c’è stato un processo, che ho vinto, e ho interrotto il rapporto con lui. Con Dargaud è stato diverso. All’ inizio, quando si è interessati a prendere un autore si fanno delle buone proposte, ma al momento di fare il contratto, l’ editore normalmente arretra. I contratti con Dargaud erano “per 5 anni”, in pratica, invece, ero obbligato a ridiscuterli albo per albo. In seguito ho capito che nei contratti ad “albo” intervengono condizioni che non sono incluse nei contratti generali. Delle priorità per cui un autore si trova legato per 5 anni ad una casa editrice; quindi ogni volta che firmavo un accordo mi trovavo impegnato per 5 anni. L’ astuzia è chiara. Non ero d’ accordo: era chiaro che non potevo lavorare in esclusiva con un editore, a sua discrezione. Farfugliarono qualche scusa e poi le cose passarono in mano ad un avvocato. Qui ebbi un colpo di fortuna perché l’ avvocato mi fu fornito da Koralle, che era ancora interessata ad avermi tra i suoi autori. Dargaud bloccò subito la causa e venne ad un accordo, perché se l’ avesse persa (ovvero se il tribunale avesse invalidato il contratto) tutti i suoi autori avrebbero potuto rifarsi su di lui. Ci siamo lasciati da buoni amici, gli ho dato ancora un paio di storie, poi sono passato alla Koralle. Il problema con Koralle fu che, secondo me, ero l’ unico autore a rispettare le scadenze di consegna. Le storie che avrebbero dovuto essere pubblicate su SUPER AS (la rivista di Koralle) erano molto valide, c’ erano BLUEBERRY e altri, solo che non erano mai in tempo, e quindi erano costretti a tappare i buchi con materiale di minor interesse così è fallita. Da allora M.V. non ha più pre-pubblicazioni, si perdono soldi immediati, ma si recuperano poi nella vendita degli albi. Inoltre gli albi non hanno scadenze tassative e ciò che perdo come autore, sulla prepubblicazione, lo riprendo come editore.    

F.d.C.: - Penso molto di più …

J.G.: - Esattamente, molto di più ! Riguardo alle tirature, sono un occupazione di mio figlio Philippe. Vari autori mi hanno chiesto di pubblicare sotto il mio marchio, ma io non pubblicherò mai il materiale di un confratello, non riesco a figurarmi un autore che diventi editore di un altro.

F.d.C.: - Di che tipo sono le avventure dei LABOURDET che non sono mai apparse da noi ?

J.G.: - Avevo la richiesta di un giornale belga che si chiamava CHEZ NOUS, un giornale per famiglie. La direzione era di Lombard e, avendo problemi per riempirlo, mi chiesero un fumetto e per non fare un altro Vaillant diedi la sceneggiatura a mia moglie. Erano storie di una famiglia parigina: bambini che avevano un bel terreno per giocare, un figlio era meccanico, una figlia hostess … Ne sono usciti tre volumi per complessive 9 storie, non erano belli come veste grafica, ma si vendevano abbastanza bene. Quando Lombard e il gruppo proprietario del giornale si separarono, finì anche Labourdet.

F.d.C.: - Come hanno accolto i molti personaggi reali del mondo delle corse il fatto di essere rapprentati nelle sue storie ?

J.G.: - Non ho mai voluto fare qualcosa di serioso, conoscevo tramite Les Sports i piloti belgi. Mi sono rivolto a BIANCHI, che era il secondo di Paul Fréres (che aveva un garage Ferrari a Bruxelles) e andavo a trovarlo per avere informazioni sulle auto e sulle corse. Il primo personaggio reale a cui mi sono ispirato è lui, Bianchi, che ho introdotto anche nella storia su Le mans (“UN 13 IN GARA”). Gli ho proposto di inserirlo, assieme al fratello, e questo lo ha divertito molto. Poi ho avuto l’ occasione di mettere altri, fino al giorno in cui ho rivisto JACKY ICKX. Lo conoscevo molto bene (fin da ragazzino), il padre, che era giornalista, portava i suoi articoli in redazione ed era accompagnato dai suoi due figli e Jacky era ancora un marmocchio. L’ ho rivisto quando aveva 7 / 8 anni, poi a 10, poi all’ Automobil Club Belga. Era la sua 1a stagione in F. 1, correva per la FERRARI e mi disse << mi piacerebbe correre contro Michel Vaillant >>. Non avevo ancora osato mettere un pilota di F. 1 nelle storie e gli dissi << Jacky, mi piacerebbe metterti nelle mie storie, ma ho già una sceneggiatura che si svolge a Monza (“BRIVIDO A MONZA”) e M.V. deve vincere …! >> e lui rispose << Secondo, dietro M.V., mi stà bene ! >>. Così l’ ho inserito nella storia, ricordo che mia moglie ed io eravamo stati invitati sulla Costa Azzurra da suo padre, che mi diceva << E’ bene per Jacky essere presente in un fumetto >>. E questo è stato l’inizio e poi ne sono seguiti altri e siccome frequentavo sempre più la F. 1 sono diventato una “mascotte”, per cui chiedevo ai piloti il permesso di inserirli e loro, sapendo che non avrei raccontato delle fesserie, acconsentivano. Ci sono anche aneddoti divertenti: ero in Svizzera, molto tempo fa, mentre si svolgeva il “festival dei piloti”, una specie di corsa sciistica, gare sulla neve praticate per tre giorni. Erano organizzate da GOODYEAR e riunivano una quindicina di piloti d’ auto e di moto e durante questi giorni “il grosso divertimento” era una specie di sport che non aveva niente a che vedere col mondo dei motori. Una sera, a cena di fronte a me c’ era REGAZZONI che sfoggiava i baffi per la prima volta. << Coi baffi sembri cattivo >> gli dissi <<per cui ho pensato ad una rivalità tra te e M.V., cominciata sui campi da sci e che prosegue nelle corse >>. E lui rispose: << Non M.V., Warson ! >> Conoscendo la storia sarebbe stato più divertente combattere Steve Warson che Michel Vaillant, ed io ho dovuto accondiscendere.   

F.d.C.: - Continua a frequentare il mondo delle corse ?

J.G.: - Si, un po’ meno. Sono stato al Gran Premio del Belgio e a quello di Francia, dovrei andare a Monza, ma ancora non sono sicuro. Frequento meno perché è sempre lo stesso; 10 anni fa era molto divertente frequentare le corse, perché durante gli allenamenti i piloti andavano a trovare i giornalisti, sia da Goodyear ecc.. Si aveva un contatto umano, ed era molto gratificante. Oggi questo non c’è più. Adesso quando un pilota finisce l’ allenamento va subito nel suo camper. Ci sono i problemi dei piazzamenti e non osano parlare ai giornalisti, perché sono talmente “pressati” dagli sponsor che hanno paura che tutto possa danneggiare la loro immagine. E’ per questo che vado agli allenamenti qui a Bruxelles e la domenica guardo la corsa alla TV.

F.d.C.: - Ma non è meno divertente vedere le corse in TV ?

J.G.: - Si e mi appassiono molto meno, però è meno faticoso. I circuiti diventano sempre più intasati, una volta si poteva andare dove si voleva, ora ci sono transenne, controlli …

F.d.C.: - Il fatto di aver portato le pagine da 62 a 48 ha tolto 1/3 dello spazio disponibile per raccontare la storia, l’ essere passati dalle quattro alle tre strisce per pagina ha ridotto lo spazio di un ulteriore 25%: non trova che alcune delle ultime avventure siano un po’ troppo stringate ? I lettori come hanno accolto questi cambiamenti ?

J.G.: - Il fatto delle 44 pagine non è stato deciso dal disegnatore, ma dall’ editore. Sia Dupuis che Lombard dissero: <<Venderemo i volumi a 48 pagine e allo stesso prezzo con una carta un po’ più grossa: non si vedrà la differenza>>. Per lungo tempo ho utilizzato 4 strisce perché il contratto chiedeva 12 disegni per tavola, era il vecchio stile alla HERGE’. Poi io ed altri, ci siamo trovati costretti da questo limite. Ogni tanto mi serviva una mezza pagina più ampia e così via. Una storia che si svolgeva in Olanda richiedeva 3 tavole verticali ed una che prendeva mezza pagina: nella prima si vedeva la strada dall’alto con die piccoli uccelli in primo piano e un WROOM in piccolo. Nelle vignette successive gli uccelli volavano via e c’ èra un WROOM più grande. Nella terza appariva l’ auto: in pratica è quello che si vede da quel punto. L’editore Dupuis disse: << in questa pagina non c’è niente ed io la pago ? >>.

F.d.C.: - Però in questo modo c’è meno spazio per la storia ...

J.G.: - Questa situazione mi ha dato molto fastidio, perché con le 62 pagine avevo il tempo di intercalare con la famiglia, i genitori, ecc. In 44 pagine ho dovuto abbandonare questa procedura perché bastano a malapena per raccontare la storia.

F.d.C.: - Non è il caso di farla in 2 albi ?

J.G.: - Fare una storia in 2 albi ? Non è stupido.

F.d.C.: - Quale delle sue storie l’ ha soddisfatta di più ? (ovvero quale ritiene sia venuta meglio?).

J.G.: - Credo che questa domanda fatta a 50 lettori diversi dia 50 risposte differenti. Comunque mi è molto piaciuta “IL RITORNO DI WARSON”, mentre la storia che ha fatto più impressione è “IL PILOTA SENZA VOLTO”; quella che amo di più è “APPUNTAMENTO A MACAO” per l’ ambientazione. Ho avuto modo di fermarmi là una quindicina di giorni e ne ho buoni ricordi che ho cercato di mettere nella storia; sono ritornato da là con “l’ odore” della Cina, dei cibi, dell’ ambiente … Era facile riprodurre l’ ambiente perché avevo moltissime foto. Ho dovuto posticiparla per fare uscire “300 ALL’ ORA A PARIS”, in occasione della corsa, così ho avuto 6 mesi in più per ripensarla. L’ antefatto di “KM. 357” è molto divertente: la storia si svolgeva durante la costruzione di un’ autostrada e volevo disegnare un contadino che mangiava la zuppa ! E attorno a questi elementi  ho costruito la storia. Questo può valere per quelli che mi chiedono da dove vengono le idee: dalla voglia di fare una certa cosa, da una situazione, ecc.. Al contrario, quando ho fatto l’ albo ambientato in Irlanda, avevo voglia di visitarla e mi son detto che non potevo fare solo una passeggiata … così mi sono dato “l’ alibi” della storia. Avevo già preparato la sceneggiatura e quando ci sono andato con mio figlio sapevo già cosa dovevo fare. Al contrario di quanto accaduto a Macao, in cui la storia è nata da quello che avevo visto. 

 

F.d.C.: - Ci faccia qualche anticipazione sulle prossime avventure di Michel (nel n° 49 dà un appuntamento ad Angouleme).

J.G.: - Nel prossimo numero, che sarà il 50° e che celebrerà anche i 30 anni di Michel Vaillant ci saranno molte novità. Andremo ad Angouleme, ma come vedettes. Ho realizzato il manifesto della manifestazione e ci sarà una esposizione durante la fiera, mentre la storia si svolgerà là perché ogni anno si tiene una corsa di macchine d’ epoca (la corsa “des Remparts”), ed approfitteremo di questa per riesumare i vecchi modelli ed i vecchi piloti della Vaillante, che correranno su queste vecchie auto contro Michel. Quelli di Angouleme sono contentissimi perché avranno un volume sulla città e sul circuito. E diventerà una grande manifestazione, però in una storia deve esserci anche un po’ di suspance, per questo le Vaillante lanceranno una sfida (“Le defì des remparts”, che è anche il titolo del volume) ai loro vecchi avversari e poi, all’ ultimo momento arriveranno quattro piloti mascherati da poker d’ assi (quadri, cuori, fiori, picche), che cercheranno di impedirne la vittoria. Grazie al casco opaco nessuno saprà chi siano e da dove vengano, terranno una conferenza stampa in cui provocheranno il vecchio HENRI VAILLANT, che si infurierà, buttando tutto all’ aria e quella che doveva essere una rimpatriata diventerà una corsa vera, da vincere. E alla fine, quando i piloti si toglieranno i caschi si vedrà che si tratta di Berger, Albereto, Alliot e Boutsen, quattro piloti contemporanei che corrono contro Michel per onorarlo. Questo per quanto riguarda la storia, nella realtà questi 4 piloti saranno realmente presenti ad Angouleme: la MARLBORO ci manderà Albereto e Berger, mentre Alliot e Boutsen verranno per conto loro. E allo stand della Vaillante ci sarà anche una vera Mc LAREN: una grossa manifestazione con la presenza dei piloti. L’ organizzatore è mio figlio, con l’ agente di Angouleme e con la collaborazione del Circuito des Remparts. Tra gli sponsor anche la ELF, mentre lo champagne è offerto da MOET CHANDON. La corsa automobilistica rende quindi a Michel quello che gli deve. E visto che Angouleme è la capitale francese dell’ immagine, sta mettendo a punto anche dei cartoni animati di Vaillant.

F.d.C.: - Si tratta del film che venne annunciato a suo tempo ?

J.G.: - No, il film è una cosa di un anno fa, che avrebbe dovuto vedere Prost nei panni di M.V., ma all’ ultimo momento ho rifiutato perché non volevo cedere i diritti: quelli del cinema e della TV sono degli squali ! Si appropriano di tutti i diritti, fanno quello che vogliono, e ti lasciano il diritto di … stare zitto. E del personaggio chissà cosa ne avrebbero fatto, per cui il film forse si farà lo stesso, ma non su Michel, sarà sulla corsa automobilistica e basta. Per i cartoni animati dovrebbe trattarsi di 52 episodi, di 26 minuti, si chiameranno “Grand Defì”e la produzione è JINGLE.

F.d.C.: - Vedremo mai il figlio di Michel, in F. 1 ?

J.G.: - Se mostro i figli sono costretto a far invecchiare i personaggi, per questo adesso compaiono poco. Avevo anche pensato di far ritirare Michel, di farlo direttore della squadra corse, ma poi mi sono detto: <<No, Michel deve correre !>>.

F.d.C.: - Verrà mai in Italia, magari durante qualche manifestazione ?

J.G.: -   Mi piacerebbe venire in Italia e non è detto che capitando l’ occasione … Comunque non siamo ne vedettes ne attori, ci importa che sia il personaggio ad essere conosciuto.

F.d.C.: - Sagge parole Monsieur Graton, e tanti auguri Michel.

 

Fine

 

 

FUMO DI CHINA INTERVISTA  JEAN GRATON                       (pag. 1 di 1) 

  Il sito non utilizza cookie di profilazione ma solo cookies tecnici e di terze parti. Per saperne di più vai alla pagina "PRIVACY POLICY E COOKIE"